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        La nostra storia                                                                                                          


 

Sulla pubblica piazza vi è una fontana con una lapide romana in pietra che parla di Caio Alebo, soldato della nona regione romana. Testimonianze romane sono, invece, alcune tombe ad inumazione e ad incenerizione, con corredi funerari databili al II secolo, rinvenute nella parte antica del paese. Pare che in origine il paese si chiamasse Asuicus, vale a dire Assi vicus, ‘villaggio di Asso’, il paese che ha dato il nome a tutta la Vallassina.  Testimonianze di epoca medievale sono due torri fortificate, raffigurate anche sullo stemma di Lasnigo, e resti delle mura che circondavano il borgo, ora racchiuse da edifici più moderni. In epoca medievale il paese segue le sorti degli altri centri della Vallassina: combatte contro Como a fianco degli arcivescovi milanesi, si sottrae poi all'autorità dell'imperatore Federico Barbarossa e si unisce al comune di Asso, aderendo alla Lega Lombarda. Dopo la pace di Costanza passa nuovamente sotto il controllo degli arcivescovi e nel 1409 è annesso al Ducato di Milano. I segnali di stanziamenti di epoca romana e l’esistenza di due castelli sono già stati indicati dal Mazza (Mazza 1984: 27, 165). Di un castello abbiamo la prova documentaria da un atto del 1414. L’orma di una remota ripartizione dei suoli potrebbe trovarsi nel toponimo in Centenario  impiegato nel 1486.

Di antiche radici sembrano le attività dei molini operanti nel territorio e la curiosa comparsa di una fornace nel 1480. Essa è a pianta quadrata per la cottura di vasi di ceramica, grosse scodelle o ciotole in ceramica rossastra che presentano la superficie interna colorata prevalentemente in bianco-avorio o con incisi motivi, richiesti da tutti i paesi della valle. Infatti, frammenti di scodelle invetriate e dipinte sono stati rinvenuti sia qui che in altri centri della Vallassina. La fornace, attiva probabilmente dal tardo Medioevo, è stata rinvenuta nel 1977 in località Fornace, collocata  tra il fiume Lambro ed il ruscello che scende dalla zona dei Morti di Valmorana.

Della vita sociale conosciamo alcuni atti del comune. Nel 1430 ne è console Giovannolo de Taegio e questo cognome, oriundo della Val Taleggio, potrebbe risalire alle folte emigrazioni di  ghibellini scacciati dalle valli bergamasche. Conosciamo anche gli anziani che, come rappresentanti del comune in seno alla Comunità della Valle, presenziano nel 1450 alla solenne denuncia di esponenti dell’esercito ducale. Sappiamo che Asso e verosimilmente l’intera Vallassina hanno brigato alle spalle di Francesco Sforza, vittorioso proprio nel 1450 degli attacchi armati condotti dalla repubblica di Venezia contro il ducato e che hanno coinvolto il Triangolo Lariano. Delle chiese di Lasnigo abbiamo il nome del cappellano nel 1391, prete Antonio Fiore (o Fioroni) che si qualificava come beneficiale delle chiese del quarterii Nasnigi. Cosa s’intendesse per quarterio è quesito che lasciamo all’approfondimento locale. Per Sant’Alessandro si segnala il testamento di tale Pietro detto Ferrario dei Ferrari, il quale le destina un legato testamentario. Il cognome di questo donatore rivela, infin,e una delle attività abbastanza frequenti sulle rive del Lambro, quella

Delle fucine (Longoni 1999: 62).

L’importanza artigianale di questo piccolo centro pare confermata dal nome della località Pra Marcà  posta al confine con il comune di Asso, che attesterebbe la presenza di un grande mercato dei tempi antichi. Fino ad alcuni anni fa l'economia del paese si basava sull'allevamento del bestiame e sulla coltivazione di granoturco, patate e ortaggi, destinati soprattutto al consumo familiare. Due mulini ad acqua, una piccola torcitura e la produzione del carbone da legna erano le altre attività del territorio. Dal 1700 fino a metà del 1900 vi è stata una fiorente opera di picasass che con buoi e muli lavoravano la pietra e trasportavano i manufatti in luogo, giungendo talvolta anche a Milano. L’estrazione dei sassi in Val de la Cassìna e Tassèra è terminata con la fine dei grandi massi erratici in granito. La Rugiada è una località morenica dove tempi addietro si estraeva la sabbia per costruzioni ed è collocata sulla strada che sale verso Crezzo. Fino alla prima metà del Novecento era in uso la lavorazione della canapa che insieme alla vigna ha caratterizzato luoghi ben precisi del territorio. Ancora oggi sono denominati Canevee i terrazzamenti ad ovest dell'abitato che

Digradano verso il Lambro. La vicinanza del corso d’acqua era necessario per il macero di due o tre settimane al quale dovevano sottoporsi i fusti della canapa per disciogliere le sostanze glutinose che tengono unite le fibre. Oggi i numerosi boschi sono spesso sfruttati per la raccolta di legname destinato all'uso locale. I residenti sono costretti a trovar lavoro nei paesi limitrofi della Valle poiché anche il turismo è un'attività ancora modesta.

La chiesa parrocchiale è dedicata alla presentazione di Maria Vergine, la cui festa patronale si celebra il 21 novembre e all'interno dell'edificio religioso vi è un bel dipinto con Gesù Bambino e la Madonna, San Giovanni Battista e San Pietro ritenuto della scuola luinesca. Nelle vicinanze, oltre agli Oratori dell'Addolorata e di San Giuseppe, vi è la bellissima chiesa romanica di Sant'Alessandro che sorge solitaria in cima a una collina, poco lontana dall'abitato oltre la provinciale. Racchiusi al suo interno gli affreschi della zona absidale raffiguranti un Crocefisso, Sant’Alessandro e altre immagini sacre realizzati da Andrea de’ Passeri di Torno nel XV secolo. Posteriori sono, invece, l'Adorazione dei Magi, San Bernardo di Chiaravalle e San Rocco. Dal 1912 la chiesa è stata dichiarata monumento nazionale con decreto del Ministero della Pubblica Istruzione. L'edificio, come attestano i resti ancora visibili, sorge sul luogo di una preesistente chiesa.  Lasnigo ha dato i natali a Carlo Mazza, prevosto di Asso e autore delle Memorie storiche della Vallassina, testo fondamentale per la conoscenza della storia dell’intera Valle; a Lasnigo sono legati i ricordi d’infanzia di Giovanni Testori, uno dei più grandi scrittori del Novecento; sul rettilineo di Lasnigo è collocato, nella prima metà del Novecento, il traguardo del Circuito del lario e Valassina; a Lasnigo fa riferimento una nota di carlo Emilio Gadda al primo capitolo, parte seconda, della Cognizione del dolore, come si legge nel fascicolo gennaio 1940 della rivista Letteratura: <<Me par de vess gent anca nün (<< Ci sembra d’esser gente anche noi >>), esclamavano i parrocchiani di Lasnigo in valle d’Asso circondando commossi, dopo la sua predica, il sacerdote don Achille Ratti, in soglio Pio Papa XI di gloriosa memoria >> ( nell’edizione in volume del 1963 la nota è stata soppressa ); a Lasnigo corre il ricordo di Michele Moretti, alias Pietro Gatti, passato alla storia come l’uomo il cui mitra è servito a giustiziare Benito Mussolini. Nell’intervista di Giorgio Cavalleri e Anna Giamminola allo stesso Moretti, in riferimento a una domanda circa i fatti inerenti il drammatico aprile 1945, lo stesso Moretti riferisce che sapendo di essere ricercato si trasferì a Lasnigo per un periodo del mese di giugno, fino a quando il 27 giugno si recò a Milano. Il volume riporta anche una foto di Moretti in bicicletta, nel giugno 1945, tra Asso e Lasnigo.

 

(testo tratto dal volume: G. Caminada, A. Cappellini, Lasnigo tra scritti e memorie, Erba, 2008).